GLI SPECIALISTI ITALIANI DELLA CANNABIS MEDICA

Fame chimica? È solo un effetto del THC.

La “fame chimica”, detta anche "Chemical hungry" o più familiarmente "munchies effect" , tende a verificarsi in maniera del tutto naturale dopo aver assunto cannabis e comporta un’alterazione della percezione del senso di fame e di conseguenza di sazietà, stimolando di conseguenza l’impellente necessità di assumere cibo,  dai 30 minuti alle 2 ore successive all’assunzione.

LE CAUSE

A provocare la fame chimica è il THC, principio attivo presente nella cannabis che, “ingannerebbe” letteralmente il cervello alterando la percezione del senso di fame.

I neuroni deputati alla sintesi del proormone pro-opiomelancortina o POMC, stimolati dai cannabinoidi, suscitano nel soggetto l’appetito.

In sintesi il sistema cerebrale che controlla l’alimentazione risulta ingannato dall’azione del THC.

Risulta determinante sia la tipologia di cannabis assunta, (ogni specie contiene infatti una percentuale di THC variabile), sia le modalità di assunzione della stessa.

MODALITÀ DI ASSUNZIONE E FAME CHIMICA

🟢 La VAPORIZZAZIONE: questa concentra il principio attivo in un picco di assunzione, che intensifica in questo modo gli effetti legati alla cannabis e di conseguenza alla fame chimica.

🟢 Nell'assunzione di OLEOLITI O PREPARATI ALIMENTARI la fame chimica provocata dall’assunzione di cannabis risulterà decisamente meno impattante.

E IL CBD?

Per quanto riguarda il cannabidiolo o CBD questo non si lega ai recettori CBr1 e dunque non causa l'aumento dell’appetito. Alcuni studi, visto il suo effetto sostanzialmente antagonista rispetto al THC sembrerebbero evidenziarne addirittura un'azione anoressizzante seppur questo ancora rimane da indagare.

FATTORI PSICOLOGICI E FAME CHIMICA

Occorre inoltre considerare i fattori psicologici che influiscono sull'appetito. Gli eventi stressanti infatti “aprono lo stomaco” in alcuni o “ lo chiudono” in altri soggetti. La cosiddetta “fame nervosa” infatti è basata su un sistema di coping dopaminergico, per il quale l'azione del mangiare e il transito del cibo nel sistema digerente attiva il sistema parasimpatico (con funzioni opposte di quello adrenergico) comportano un abbassamento della tensione e dunque rilassamento.

Poichè la cannabis ha un effetto calmante, paradossalmente in alcuni di questi soggetti l'appetito nervoso verrà attenuato invece che aumentato.

SOLUZIONI

🟡 La prima soluzione da mettere in atto è sicuramente impostare un regime alimentare completo e soddisfacente legato ai principali pasti della giornata, comprendendo eventuali “snack spezzafame”:  assumere cannabis a stomaco pieno o comunque precedentemente appagato dal cibo, non consente di eliminare il problema della fame chimica alla radice, ma quantomeno ne riduce la potenza, portando ad ingerire una quantità di cibo comunque inferiore rispetto a quella che verrebbe assunta se lo stomaco fosse completamente vuoto.

🟡 Se al contrario la fame chimica permane anche dopo aver soddisfatto lo stomaco, è importante cercare di distogliere in qualche modo l’attenzione dal cibo, attraverso attività alternative in grado di occupare positivamente la mente. Una passeggiata, un giro in bici, una buona lettura, l'ascolto di musica, il disegno e altre attività rilassanti riducono la voglia di assumere cibo per compensare l'abbassamento di pressione.

🟡 Un’ulteriore alternativa può essere cambiare la tipologia di cannabis assunta: per ridurre la fame chimica è consigliabile prediligere al THC, un’alta concentrazione di CBD o di THCV, principi attivi che non  provocano spiacevoli effetti deleteri sull’appetito. In questo caso si procede un po' per tentativi, sperimentando i vari tipi di fitocomplessi.

Dott. Luigi Quattrini - Medico-Chirurgo - Specialista in Scienza dell'Alimentazione e Psicoterapia

APPROFONDIMENTI:

- Caroline J. Porr,1 Patricia Rios,2 Harpreet S. Bajaj,3,4 Aoife M. Egan,5,6 Celine Huot,7 Ryan Batten,1 Lisa Bishop,1 Devonne Ryan,1 Erin Davis,1 Nazia Darvesh,2 Arifur Rahman,1 Shabnam Asghari,1 Lily Acheampong,1 and Andrea C.

The effects of recreational cannabis use on glycemic outcomes and self-management behaviours in people with type 1 and type 2 diabetes: a rapid review

- Elizabeth A Penner 1, Hannah Buettner, Murray A Mittleman :The impact of marijuana use on glucose, insulin, and insulin resistance among US adults

-Vincenzo Di Marzo 1, Isabel Matias: Endocannabinoid control of food intake and energy balance

📍 Per info:

www.camitmd.it

☎️ Whatsapp Centro Sud: +39 392 985 7639

☎️ Whatsapp Nord: +39 347 017 9845

Partners:
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi